VITAMINA D: facciamo chiarezza con la dott.ssa Nichetti

Dott.ssa Simona Nichetti
Medico Chirurgo Esperto in Medicina Estetica, Nutrizionista

VITAMINA D: facciamo chiarezza con la dott.ssa Nichetti

Vitamina D, conosciuta  per fissare il calcio e per la salute delle ossa, una funzione fondamentale ma non l’unica, interessante anche il suo uso per prevenire il rachitismo nei bambini e l’osteoporosi negli anziani. La vitamina agisce in realtà in una modalità simile ad un ormone che regola vari organi e sistemi e ha un’azione modulante nei confronti dell’infiammazione e del sistema immunitario. La sua carenza è stata associata a diverse malattie ma, conosciamola meglio insieme alla dottoressa Nichetti.

  • Vitamina D: un po’ di storia

Si parte dal rachitismo, noto sin dall’antichità, che venne individuato e descritto da medici inglesi nel corso degli anni 1645-1650 e così anche il ruolo dei raggi solari nella prevenzione e cura del rachitismo, chiarito nel 1890. Nel 1922 poi E.W.Mc Collum dimostrò l’esistenza di una nuova vitamina che chiama “Vitamina D”. Nel 1924-1925 diversi ricercatori mettono in evidenza l’esistenza di un’altra vitamina D prodotta a livello della pelle sotto l’azione dei raggi UV. Nel 1935 viene realizzata la sintesi del 7 deidrocolesterolo (pro vitamina D cutanea) e nel 1959 quella della vitamina D. Nel 1980 vengono scoperti dei recettori di derivati idrossilati della vitamina D nelle cellule di parecchi organi.

  • La Vitamina D è in realtà un gruppo formato da 5 diverse vitamine: D1, D2, D3, D4 e D5. Le due più importanti però sono la D2 e la D3, simili ma differenti, come mai?

Queste due forme di vitamina D, pur differendo minimamente per la loro struttura chimica, hanno un metabolismo molto simile.
La Vitamina D3 o Colecalciferolo, contenuta in prodotti di origine animale (carne, pesce, latticini), è prodotta per la maggior parte a livello della cute umana, dopo l’azione dei raggi UV (con lunghezza d’onda di 290-315 nm) a partire dal 7 deidrocolesterolo.
La Vitamina D2 o Ergocalciferol, è prodotta solo nei vegetali dall’irradiazione UVB a partire dall’ergocolesterolo e può essere assunta solo con la dieta.

  • Chi sono le persone più a rischio di deficit di vitamina D? Anziani allettati e non (dopo i 65 anni diminuzione dei processi di assorbimento)
    – Soggetti affetti da patologie dermatologiche che sono costretti ad evitare i raggi solari
    – Le persone con la pelle scura
    – Le persone che, per motivi culturali/religiosi, coprono la maggior parte della superficie corporea con abiti e veli
    – Le persone affette da malattie intestinali (fibrosi cistica, m. celiaco, m. di Crohn) o condizioni quali bypass gastrico, assunzione di farmaci anticonvulsivanti , antirigetto, clucocorticoidi, che ostacolino l’assorbimento della vitamina D.
    – Le persone che fanno uso di filtri solari;
  • Anche per chi usa i filtri solari per proteggersi dal sole o in cosmetici quotidiani?

Sì esatto, inoltre la sintesi di vitamina D, a partire dall’esposizione dei raggi UV dipende da alcuni fattori:

– Esposizione almeno del tronco (ove sono localizzati la maggior densità dei recettori per la vitamina D)
– Esposizione da un minimo di 5 minuti ad un massimo di 15 minuti, senza filtri solari, fra le h. 11.30 e le ore 14.30, dai 4 ai 6 giorni alla settimana. La sintesi di vitamina D, grazie all’azione dei raggi solari sulla cute, è massima nei mesi di luglio/agosto e minima nei mesi di gennaio/febbraio.
– Il buco nel’ozono ha modificato l’angolo di incidenza dei raggi UVB e questo ha influenzato negativamente sulla sua sintesi.

  • Qual è il ruolo della vitamina D e per quali problematiche potrebbe essere utile?
  1. A livello osseo, regolazione del metabolismo fosfo calcico mediante:
  • Aumento dell’assorbimento di calcio e fosforo a livello intestinale
  • Mobilizzazione di calcio e fosforo a livello osseo e mineralizzazione del tessuto osteoide in associazione con il paratormone (PTH).
  • Aumento a livello renale del riassorbimento di calcio e fosforo. Globalmente la vitamina D ha un’azione ipercalcemizzante e mineralizzante a livello del sistema scheletrico che raggiunge la sua massima robustezza intorno ai 30 anni. É importante quindi assicurare un adeguato apporto di vitamina D necessaria all’assorbimento del calcio presente nella nostra dieta per costruire un impianto muscolo scheletrico il più solido possibile durante i primi tre decenni di vita.
  1. A livello della ghiandola mammaria: recettori della vitamina D a livello mammario sono coinvolti nella regolazione della concentrazione del calcio nel latte.
  2. A livello cerebrale: sono stati localizzati recettori per la vitamina D; una sua carenza sembra giocare un ruolo importante nelle malattie neurodegenerative.
  3. A livello tiroideo: adeguati livelli di vitamina D consentono l’ingresso intracellulare dell’ormone T3 (forma attiva dell’ormone).
  4. A livello muscolare: la vitamina D è indispensabile per il buon funzionamento del muscolo in quanto ne regola la concentrazione del calcio. Durante una carenza di vitamina D si osservano anomalie all’elettromiografia nonché segni di debolezza muscolare.
  5. A livello del pancreas: le cellule beta del pancreas delle isole di Langehrans sono particolarmente ricche di CaBP (proteine leganti il calcio), in carenza di vitamina D diminuisce la produzione di insulina.
  6. A livello della pelle: l’1,25(OH)2ID (o diidrossicalciferolo) esercita un effetto sulla crescita e sulla differenziazione cellulare.
  7. A livello degli organi emopoietici: l’1,25(OH)2ID induce la formazione di macrofagi partendo da precursori mieloidi. Una carenza di vitamina D è correlata ad una mancata attivazione del sistema immunitario nel soggetto immunocompetente.
  8. E ancora, nei soggetti affetti da malattie intestinali infiammatorie croniche e da obesità si trovano sempre bassi livelli di vitamina D.
  • Ci sono fattori che aiutano l’assorbimento di Vitamina D?

Sì, la corretta azione della vitamina D (liposolubile e termolabile) è garantita anche dalla presenza di altri fattori come la Vitamina K2 ed il Boro.
La K2 agisce attivando una particolare proteina detta osteocalcina e stimola la fissazione del calcio nelle ossa e nei denti evitando che si depositi in eccesso nelle arterie e nelle vene. Il boro, quinto elemento chimico, è un metallo che si rinviene in tracce nella dieta, principalmente nei cibi vegetali. Può esercitare una attività estrogeno mimetica e anti osteo porotica. Il meccanismo biochimico del boro non è stato del tutto chiarito. Attualmente due sono le ipotesi per spiegare biochimicamente la funzione di questo elemento:
– Il boro svolge un ruolo nelle funzioni della membrana cellulare che regolano la risposta agli ormoni
– Il boro sembra agire come regolatore metabolico in diversi sistemi enzimatici.

Un’indagine clinica condotta su 12 donne in età menopausale ha dimostrato come, durante una dieta carente in boro, le pazienti avessero mostrato un aumento della perdita di calcio e di magnesio. Durante l’assunzione di questo elemento (boro) si è invece registrata un aumento delle concentrazioni sieriche di 17 beta estradiolo e di testosterone nelle stesse donne. Ciò dimostra che il mantenimento di adeguati livelli di boro può essere utile per prevenire la perdita di calcio e la demineralizzazione ossea nelle donne in post menopausa.
Un altro studio condotto su donne in post menopausa con deficit di boro ha dimostrato che la sua integrazione ha aumentato i livelli di 25-idrossicolecalciferolo.


Dottoressa Simona Nichetti

Medico Chirurgo Esperto in Medicina Estetica, Nutrizionista
Iscritto all’Albo dei Medici e Chirurghi di Milano – n. 37015

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